“Io, malato di sclerosi multipla, vi dico: i farmaci a base di cannabis mi fanno stare meglio”

Carlo Cordero, 53enne di Castronno, da 20 anni è malato. Nel 2013 ha iniziato a curarsi con un farmaco olandese, ma costava troppo. Adesso aspetta la legalizzazione della coltivazione

24 luglio 2015
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Cannabis medica

Cannabis medica

Si è curato per cinque mesi con farmarci a base di cannabis provenienti dall’Olanda. Poi ha smesso.

Anche se lo aiutavano. Il motivo è una protesta verso la legge italiana, che non ha ancora approvato la legalizzazione della coltivazione. “E non potevo continuare a costare così tanto alle casse pubbliche, importando farmaci che costerebbero pochissimo se venissero prodotti in Italia, con la coltivazione della cannabis”.

Questa la storia di Carlo “Cordero”, 53enne di Castronno, che per circa cinque mesi, tra il 2013 e il 2014, ha assunto tre volte al mese un farmaco a base di cannabinoidi. Che, ovviamente, in Italia non viene prodotto e doveva far venire dall’Olanda. “Tutto inizia nel 2010 – spiega Carlo – quando, dopo averne sentito parlare, mi sono informato su internet delle proprietà curative della cannabis. Ne ho parlato con il mio medico e dopo qualche mese ho fatto richiesta del farmaco, che dovevo far venire dall’Olanda. A causa della legge Fini-Giovanardi, tuttavia, non ho potuto prenderlo prima del 2013. È rimasto per tre anni di fatto fermo alla frontiera”.
Carlo inizia a usare il farmaco, e sta meglio. Soprattutto lo aiutava a livello muscolare. Dopo cinque mesi ha smesso.

“Mi sono fatto un problema morale – dice – perché non mi andava di pesare così tanto sugli italiani che pagano le tasse. Dovevo prendere tre flaconcini al mese, per circa 140 euro a flaconcino. Quindi 420 euro circa, più le altre spese per le cure. Spese altissime, che sarebbero molto più basse se coltivassimo in Italia la canapa“. Adesso Carlo sta aspettando l’approvazione delle legge per legalizzare la coltivazione. Per poter riprendere a curarsi con farmaci a base di cannabis che lo aiutano nella sua malattia.
“Non mi sono mai nascosto e ci ho sempre messo la faccia – continua Carlo – ho intenzione di sostenere questa legge in tutti i modi possibili. Per questo ho voluto raccontare la mia storia. Per far capire che chi vuole la legalizzazione della coltivazione non è certo per scopi poco puliti, semmai l’esatto contrario. Per far risparmiare, come nel mio caso, i cittadini ed aiutare chi soffre”.

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