Gallarate, monsignor Valagussa “Andate alla ricerca di una cultura della vita, del rispetto del creato e degli altri”

Durante la messa per il Santo Patrono San Cristoforo a Gallarate, monsignor Valagussa ha parlato di dovere dell'identità e sincerità delle persone, oltre che del rispetto per il prossimo

26 luglio 2017
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Nelle parole che Monsignor Valagussa ha pronunciato durante la messa tenutasi nella serata di martedì 25 luglio a Gallarate, in occasione della festa del Santo Patrono, per i fedeli sono state scelte le frasi di Papa Francesco e del Cardinal Martini.

“Il mondo di oggi è segnato, oltre che da fenomeni negativi a livello sociale ed economico, anche da un affievolirsi della speranza, da una certa sfiducia nelle relazioni umane, per cui crescono i segni di rassegnazione, di aggressività, di disperazione. Cosa possiamo fare noi? Anzitutto occorre domandarci quale bellezza desideriamo per noi stessi, per le persone care, per la nostra città, per la chiesa e per il mondo? A quale bellezza ci stiamo dedicando come cittadini e come cristiani qui a Gallarate. A quale bellezza non possiamo rinunciare come adulti, giovani, ragazzi di questa nostra città? Ci interroghiamo anche come adulti e credenti: la città, la chiesa che stiamo costruendo è bella ed è capace di irradiare bellezza?”.

Queste le parole di profonda riflessione pronunciate da monsignor Ivano Valagussa durante la messa presso la basilica Santa Maria AssuntaTutti i presenti sono stati invitati al dialogo e all’incontro, anche se talvolta possono apparire molto impegnativi e difficili da coniugare tra di loro, bisogna avere il dovere e il coraggio di farlo.

“Il dovere dell’identità, perché non si può imbastire un dialogo vero sull’ambiguità o sul sacrificare il bene per compiacere l’altro; il coraggio dell’alterità, perché chi è differente da me, culturalmente o religiosamente, non va visto e trattato come un nemico, ma accolto come un compagno di strada, nella genuina convinzione che il bene di ciascuno risiede nel bene di tutti; la sincerità delle intenzioni, perché il dialogo, in quanto espressione autentica dell’umano, non è una strategia per realizzare secondi fini, ma una via di verità, che merita di essere pazientemente intrapresa per trasformare la competizione in collaborazione”.

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