Daniele Marantelli rinuncia alla corsa alle primarie per Varese

Il deputato ed esponente di punta del Partito democratico fa un passo indietro. Lo comunica con una lettera al segretario cittadino Luca Paris

01 giugno 2015
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Il deputato del Pd Daniele Marantelli non si candiderà alle primarie del Pd per scegliere il futuro candidato sindaco di Varese. L’esponente di punta del centrosinistra ha deciso di rinunciare per non entrare in attrito con i vertici cittadini del partito, che puntano invece su Davide Galimberti. 

Ecco la lettera aperta

Caro Luca,
so che ti stai impegnando a fondo per guidare il Pd e portarlo alla vittoria nelle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno il prossimo anno.
Obiettivo mancato per poco nel 2011, nonostante la brillante campagna elettorale condotta, con energia e passione, dalla nostra candidata Luisa Oprandi.
Oltre vent’anni di governi locali della Lega e del Centro Destra non hanno consentito alla nostra città di realizzare obiettivi amministrativi particolarmente significativi, all’altezza di un capoluogo di provincia.
Il più importante risultato di carattere culturale, l’istituzione dell’Università Autonoma dell’Insubria, il 14 luglio 1998, fu raggiunto a seguito di una decisione del Ministro Luigi Berlinguer e al lavoro degli esponenti varesini del centrosinistra.
Il finanziamento della più grande opera pubblica realizzata nel dopoguerra, il nuovo ospedale, è avvenuto anch’esso, dopo un intelligente lavoro condotto dal centrosinistra in Comune e in Regione, grazie ad una decisione del Governo nel marzo 1999.
Questi i fatti. La loro deformazione, oltre che poco elegante, non aiuta il confronto e soprattutto non aiuta a risolvere i problemi.
E’ nella finanziaria 2007 che il Governo Prodi destina, pur tra mille scetticismi, il finanziamento per realizzare una delle più importanti infrastrutture del nord, la Pedemontana.
Non si hanno notizie di risultati di questa portata, per Varese, nemmeno durante il Governo Berlusconi, che ha governato l’Italia dal 2001 al 2006, “mettendo in campo” ben dieci ministri lombardi .
Insomma, l’impegno nei confronti della comunità, da parte nostra, non è mai venuto meno.
Né potrebbe essere diversamente in particolare per chi, come me, a Varese è nato, è andato a scuola, ha giocato 4 anni nel settore giovanile del Varese calcio e ha lavorato per oltre vent’anni al Credito Varesino.
Nelle mia lunga gavetta, consigliere di quartiere, comunale, regionale, deputato, ho sempre avuto la città nel sangue, orgoglioso delle mie origini e radici popolari.
Forse è anche per questo che, dal 1990 in poi, nelle liste in cui mi è stato chiesto di candidarmi, i varesini mi hanno sempre gratificato con importanti consensi.
Tre mesi fa mi avevi chiesto se fossi disponibile a candidarmi a sindaco. Come sai, a Roma, sto svolgendo compiti tanto impegnativi, quanto interessanti. Durante l’ultimo anno, in particolare, grazie all’indiscutibile impulso del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Parlamento ha approvato numerosi provvedimenti nei settori dell’economia, delle istituzioni e della giustizia.
Per brevità, ricordo che, in questo campo, l’azione riformista del Governo, grazie anche all’intelligenza politica e al realismo del Ministro Andrea Orlando, è stata davvero incisiva: autoriciclaggio, responsabilità civile dei magistrati, ecoreati, anticorruzione con la reintroduzione del reato di falso in bilancio, giustizia civile.
In ogni caso, consapevole che nel partito e all’esterno c’era chi pensava che una mia eventuale candidatura potesse avere una sua forza, ti avevo dato la mia disponibilità.
Nel nostro colloquio di mercoledì scorso, avendo tu potuto, nel frattempo, compiere delle valutazioni più meditate, mi hai comunicato che il partito ritiene che, per vincere le elezioni il prossimo anno, occorre privilegiare candidature nuove rispetto a quelle più tradizionali.
Onestamente, posso dire di avere una certa conoscenza dei temi amministrativi di ieri, dal 1985 al 1990 sono stato Presidente della Commissione Bilancio in Comune, e di oggi, sono Vice Presidente della Commissione Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Posso aggiungere di conoscere piuttosto bene la città, le sue bellezze, i suoi vizi, le sue formidabili potenzialità. Non so se la mia possa definirsi una candidatura tradizionale. Certamente non è nuova. Ad oggi mi hai detto che non è ancora chiaro il perimetro delle alleanze. Anche se il partito ha deciso di scegliere il candidato con le primarie, non se ne conoscono, ad ora, le modalità di svolgimento. Mercoledì mi hai informato che esistono già, per adesso, tre candidature innovative.
Dare una mano ai giovani, nello sport, nella professione e nella politica, mi è sempre piaciuto molto. Nella mia attuale funzione di coordinatore dei deputati di Rifare l’Italia, la soddisfazione maggiore è proprio quella di trasmettere ai colleghi più giovani, il bagaglio di esperienze maturate. Dalle nostre parti, ho avuto la fortuna di dare una mano a molte persone di valore ad affermarsi, meritatamente, nel partito e nelle istituzioni. Per qualità politiche e morali desidero ricordare tra le donne l’indimenticabile Laura Prati e tra gli uomini Stefano Tosi: due esempi di cui vado particolarmente orgoglioso.

Nelle mie esperienze di direzione politica, mi sono sempre battuto per unire culture, ceti sociali e generazioni diverse, contrastando la storica tendenza della sinistra a dividersi. In anni di battaglie politiche ho avuto la fortuna di conoscere molti varesini di talento. Personalità straordinarie dell’imprenditoria, della chiesa, della cultura, della medicina, di livello nazionale e internazionale. Campioni dello sport che hanno portato l’immagine della città in Italia e nel mondo e mi hanno onorato della loro amicizia. Ho conosciuto persone meno famose, ma di grande valore che hanno operato e operano nel campo delle associazioni, del sindacato, del volontariato.
Il 15 giugno 1995, in un’intervista a La Prealpina, il professor Mantegazza, allora Rettore della Statale di Milano, eletto in consiglio comunale nelle file della DC, fece un bilancio della sua esperienza concludendo cosi : “Quando ero ancora a Palazzo Estense, ho conosciuto Maroni: lo stimo. Così come ho molta stima anche per Marantelli, un politico nato: negli interventi è equilibrato, mai una parola fuori posto.”

Spero, con questa lettera, di essere all’altezza di quel giudizio così generoso nei miei confronti.
A questo punto, caro segretario, risulta evidente che la disponibilità che avevo dato al partito in modo del tutto disinteressato, non ha più alcuna ragione d’essere. In tempi di diffusa sfiducia nei partiti, la massima trasparenza è un dovere.
Moltiplicando l’impegno sui temi dell’attività parlamentare da affrontare, a mio giudizio, con più decisione, lavoro, fisco, politiche industriali, diritti civili, sono certo che aiuterò, indirettamente, il partito nella sfida amministrativa del prossimo anno.

Un caro saluto.
Daniele Marantelli

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