Addio al Piantone di via Veratti. Dovrà essere tagliato. FOTO

Simbolo di Varese per quasi 150 anni, ormai sarebbe giunto alla sua fine

22 aprile 2016
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Varese perde un importante pezzo della sua storia secolare. Era lì da prima che sorgessero molti edifici oggi presenti, e sembrava dovesse rimanere, testimone delle epoche, ancora a lungo.
Invece, purtroppo, è arrivato al traguardo della sua esistenza.

Il Piantone di via Veratti dovrà essere tagliato.
L’albero è infatti biologicamente morto. E c’è il rischio che i rami possano cadere, ferendo quindi i passanti.

Questo quanto emerge da una relazione del Comune, che ha chiesto alla Soprintendenza l’autorizzazione all’asportazione totale della chioma.

I primi danni al cedro, proveniente dal Marocco e piantumato nel 1870, risalgono alla metà degli anni ’20, si legge nella relazione, “quando fu deliberato lo sventramento per fluidificazione del traffico e risanamento igienico della città di Varese”.

Inoltre, l’albero ha subito i danni dovuti alle opere di urbanizzazione: “La roccaglia di ceppo d’Olona abbarbicante il colletto e prozione basale di fusto è successiva (1923-27) alla posa dell’albero nel giardino dell’Adamoli (1870 circa), così come la costruzione dell’attuale edificio di cinque piani a ridosso dell’albero risalente agli anni ’30: tale situazione perdura, invero, da quasi 90 anni”.

Una seconda fase di indebolimento dell’albero è più recente e risale al 1980, quando venne sostituita la volta di un ramo del Vellone con una nuova copertura piana in cemento armato, “il tutto in prossimità delle radici dell’albero”.

Negli anni successivi i numerosi lavori stradali e alle fognature hanno continuato ad infliggere una serie di “ferite meccaniche” all’albero.

A partire dalla fine del 2011 è stato individuato un fungo, che ha colpito e fatto ammalare il Piantone, in maniera irreversibile.

“L’individuazione specifica del fungo cariogeno è stata avvalorata a gennaio 2012 dalla mappatura genetica del dna grazie alla collaborazione dell’Impresa sponsorizzatrice della manutenzione del monumento vegetale con il laboratorio federale di Scienza e Tecnologia dei materiali di San Gallo, in Svizzera, diretto dal professor Francis W.M.R. Schwarze” si legge sempre nella relazione.

Quindi il Comune prevede due scenari possibili: “l’asportazione irreversibile della chioma finalizzata al solo mantenimento di porzione di fusto dell’albero”, rimuoverlo integralmente, e piantumare un albero della stessa specie, tra i 4 e i 5 metri di altezza, per dare continuità alla sua storia.

Si tratta in ogni caso di una grave perdita per Varese. Dovuta purtroppo all’incuria delle pubbliche amministrazioni dei decenni passati, che non hanno saputo tutelare l’albero.

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