Cava della Rasa, il sindaco Fontana smentisce la possibile ripresa degli scavi

L’amministrazione sottolinea come i lavori al secondo lotto del ponte della Rasa non siano collegati alla possibile riapertura della Motta Rossa. L’incontro di Legambiente e Lipu sulle cave, previsto questa sera, è saltato

17 Aprile 2014
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Il piano cave, sospeso pro tempore dalla Provincia, ha ripreso la marcia verso l’entrata in vigore. Quindi, a Varese si torna a parlare della Italinerti nella valle della Bevera (la cava esattamente insiste sul territorio comunale di Cantello) e la Motta Rossa alla Rasa.

Per informare la cittadinanza stasera, giovedì 17 aprile, era in programma un incontro pubblico in salone Estense a cura di Legambiente e Lipu. Il programma prevedeva interventi di inquadramento della tematica, approfondimenti sullo specifico ed esemplare caso della cava della Rasa da parte del geologo Alessandro Uggeri, assessore del Comune di Brinzio, e riflessioni con conseguente discussone sul ruolo degli enti locali tra difesa del territorio, partecipazione dei cittadini e pianificazione regionale. L’incontro però è stato rimandato “a data da destinarsi”.

Nel frattempo il Comune di Varese ha smentito categoricamente l’esistenza di qualunque connessione tra il consolidamento del vecchio ponte della Rasa, finanziato dalla Provincia e deliberato dalla giunta comunale due settimane fa tra le opere urgenti, e la possibile partenza di nuove escavazioni alla cava sulla Martica. Ipotesi che il sindaco di Varese Attilio Fontana non esita a definire “folle”.

Il vecchio manufatto che collega Fogliaro alla provinciale della Rasa è piuttosto mal ridotto. Non è in grado di reggere volumi consistenti di traffico e passaggi frequenti di mezzi pesanti, come autobus di linea o camion, per questo ormai da due anni è stato dismesso e sostituito da un nuovo ponte che lo affianca senza oscurarne la visuale. Il suo recupero in ogni caso era previsto (e finanziato) fin dalla costruzione del ponte nuovo, dunque il Comune ha soltanto dato seguito all’impegno preso.

Il resto, per il sindaco, è “pura fantasia”. Il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Carlo Baroni del resto aveva già dato chiarimenti alla commissione consiliare una settimana fa. “I lavori sul vecchio ponte non partono per la riapertura della cava così come si è detto – dice Baroni – erano già preventivati e abbiamo dato il via libera all’esecuzione perché il manufatto ha bisogno di una manutenzione solida”.

Ma cosa succederà nelle cave di recupero varesine?
Entrambe le proprietà hanno richiesto la ripresa dell’escavazione. È in fase avanzata della procedura la Italinerti, nonostante le due procedure di ricorso ancora aperte, mentre tra i contrari all’escavazione all’ex cava Soffiantini, si è risvegliato lo spettro dell’eliminazione della cima della Martica. Il progetto della proprietà, La Rasa s.r.l di cui è socio il comune di Brinzio, è contenuto nel piano cave e prevede di portare via 2,5 milioni di metri cubi di materiale.

“Il piano cave non era mai stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica – spiega Massimo Soldarini della Lipu – per questo si era aperta una procedura di infrazione della Comunità Europea. Adesso è iniziata la procedura di Vas ma non si capisce bene in che termini viene posta la questione. Se è una revisione del piano cave può avere un senso, ma se si tratta di una Vas postuma per giustificare il piano cave con un procedimento anomalo e giuridicamente contestabile siamo contrari”.

Di sicuro c’è la necessità di ingenti quantitativi di materiale per le grandi opere in corso di esecuzione in provincia e fuori, come la Pedemontana e il collegamento ferroviario Arcisate-Stabio. Nonostante le importanti difficoltà economiche che in entrambi i casi hanno portato a ritardi e a diversi blocchi dei cantieri si tratta di processi per i quali la disponibilità di materiale deve essere programmata con largo anticipo.

Francesca Manfredi

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