Varese celebra Renato Gattuso. Mostra aperta fino al 6 gennaio 2020

Percorso a temi che permette di valorizzare la collezione Pellin. La mostra è a cura di Serena Contini

20 Maggio 2019
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Si è aperta domenica 19 maggio ai Musei Civici di Villa Mirabello Renato Guttuso a Varese. Opere della Fondazione Pellin, la mostra a cura di Serena Contini con cui il Comune di Varese celebra Renato Guttuso. I venticinque dipinti – ventuno patrimonio della Fondazione e oggetto di un comodato d’uso con il Comune di Varese e altri quattro in prestito – sono per la prima volta presentati a Varese nelle sale della villa in un percorso a temi che permette di valorizzare la collezione Pellin e l’apparato fotografico, per la maggior parte inedito. La rassegna si svolge nell’anno del decimo anniversario della scomparsa di Francesco Pellin, il più importante collezionista privato delle opere del maestro di Bagheria.

 

LA MOSTRA
Il percorso espositivo prende avvio dalla sezione “Protagonisti” ove sono esposte le quattro opere in prestito, che ritraggono il collezionista, la moglie Adriana, l’autoritratto del Maestro (L’Atelier) e il Paesaggio d’Ischia realizzato in occasione della nascita del primogenito dei Pellin. La sezione è anticipata da materiali fotografici e documentari che testimoniano il rapporto amicale tra Guttuso e Pellin. Tra tutti spicca una lettera databile al 1981 scritta da Renato Guttuso a Francesco Pellin da cui si evince il legame affettivo e di collaborazione tra i due. Si prosegue con “Il mondo delle donne”, “Il nudo”, “L’ultimo eros”, sezioni che esplorano il rapporto intenso, appassionato e profondamente realistico tra Guttuso e il mondo femminile. Nella sezione “L’amore in vendita” campeggia la grande tela intitolata Van Gogh porta l’orecchio tagliato al bordello di Arles, scelta anche come copertina del catalogo. Il visitatore ha la possibilità di approfondire la realizzazione di questo quadro grazie all’esposizione di una serie di immagini fotografiche inedite scattate nel 1978 da Nino Marcobi, segretario e amico dell’artista. Per lo studio e la valorizzazione dell’opera, sono stati utilizzati anche gli appunti di Marcobi, messi a disposizione dai figli per l’occasione. Il percorso di mostra prosegue con la sezione “Lo Sport” e il quadro Il calciatore: il calcio, era oltre al pugilato, una passione di Guttuso. L’artista infatti dichiarò che “Lo sport nei suoi movimenti esalta la vita, la bellezza, l’intelligenza, la lealtà”. La sensibilità sociale e politica di Guttuso viene sottolineata dalla tela Il sonno della ragione genera i mostri, realizzato in seguito alla strage di Bologna del 2 agosto 1980.  Un cammino attraverso dieci disegni preparatori di fascino struggente che testimoniano il travaglio che ha accompagnato l’artista nella realizzazione del dipinto, portano a Spes contra spem, l’opera simbolo di Guttuso, che rappresenta il valore assoluto della memoria per l’artista e la sua eredità spirituale. I bozzetti vengono spiegati, nel percorso che porta alla tela, dal racconto che ne fece Guttuso, noto anche come scrittore e giornalista. In mostra anche documenti, fotografie, pannelli esplicativi e citazioni tratte da dichiarazioni dell’artista che consentono al visitatore di immergersi nel mondo del pittore. Non manca una suggestione conclusiva di documenti e immagini, testimonianze intime e preziose a ricordare la presenza trentennale dell’artista a Varese, nella sua casa di Velate, dove è nato e cresciuto l’affetto reciproco fra Guttuso e Varese.

«Questa mostra è solo l’inizio, un punto di partenza – dichiarano il sindaco di Varese Davide Galimberti e l’assessore a cultura e turismoRoberto Cecchi – Un incipit cui vorremmo che seguisse a breve una nuova mostra, di ampio respiro, dedicata alla rilettura della figura di quest’artista dal multiforme ingegno, che fu anche apprezzato notista e scenografo. Magari stringendo un rapporto di collaborazione col Museo di Bagheria e con l’archivio di Palazzo del Grillo, a partire dagli scritti pubblicati di recente da Bompiani». «Questa mostra, inevitabilmente, vuole essere anche un omaggio a Francesco Pellin, legato a Guttuso da amicizia e stima, che con pervicacia, intelligenza e impegno, ha avuto il merito di raccogliere un patrimonio imponente, facendone una ragione di vita». «L’iniziativa – concludono sindaco ed assessore – trova piena consonanza coi programmi dell’Amministra­zione comunale che, a partire dalla seconda metà del 2016, ha posto la cultura al centro del progetto di rilancio della città. Riconnettendo beni, musei e territorio. E il coinvolgimento dell’iniziativa privata». 

«La mostra, con il catalogo, vuole mettere in evidenza il rapporto di affetto e di collaborazione tra Renato Guttuso e Francesco Pellin – dichiara la curatrice Serena Contini – L’amicizia tra l’artista e l’imprenditore comincia con un incontro casuale presso un albergo all’isola di Ischia nel 1974. La comune frequentazione del Varesotto contribuisce a dare vita ad una frequentazione che in breve tempo scaturisce in amicizia: Guttuso infatti invita nello studio di Velate Francesco Pellin proprio mentre stava realizzando La Vucciria». «L’imprenditore, affascinato dall’artista, ne diviene il suo maggiore collezionista privato dedicandosi esclusivamente alla raccolta di opere di Guttuso – continua la curatrice – Questo particolare rapporto viene sottolineato dalla mostra e dal catalogo da una lettera inedita che Renato Guttuso scrisse a Francesco Pellin intorno al 1981 per ringraziarlo della sua dedizione. Preziosità della mostra e del catalogo sono l’apparato fotografico e gli appunti, tutto materiale inedito, realizzato da Nino Marcobi, segretario ed amico di Guttuso quando questi era a Velate. Ad esempio, in mostra e in catalogo, si può ammirare la sequenza delle fotografie che ritraggono Renato Guttuso mentre realizza il dipinto Van Ghog porta l’orecchio tagliato al bordello di Arles, quadro che è stato scelto anche per la copertina del catalogo».                

VILLA MIRABELLO
L’esposizione si sviluppa su circa trecento metri quadrati, al piano terra di Villa Mirabello, nelle sale che si affacciano sul parco. Villa Mirabello, edificata nel XVIII secolo, prende il nome dal luogo posto storicamente al limitare della città da cui si poteva, e si può, godere di una magnifica vista sul lago di Varese e sulla catena delle Alpi che lo circondano. La proprietà fu acquistata nel 1737 da Felice Clerici, possidente milanese e mercante di stoffe, con cui la dimora acquisì la sua funzione di luogo di villeggiatura. Successivamente, la villa fu acquisita dal marchese Gaetano Stampa di Soncino, dalla famiglia Taccioli e dai Litta Modignani. Nel 1843 l’edificio fu rinnovato in stile gotico “inglese” nelle forme in cui ancora oggi è visibile, e dotato di ampio parco. Della costruzione settecentesca resta l’oratorio della Beata Vergine Addolorata, progettato nel 1767 dall’architetto varesino Giuseppe Veratti. Nel 1948 la villa e il relativo parco furono acquisiti dal Comune: in questo modo il parco di Villa Mirabello veniva unito ai Giardini Estensi e i locali dell’edificio furono adibiti a sede dei Musei Civici, inaugurati nel 1949. Il complesso comprende: il museo preistorico-archeologico, la Sezione Risorgimentale e gli Archivi Letterari. Imperdibile una passeggiata nel parco di Villa Mirabello che comprende alberi ultracentenari e monumentali come magnolie, lecci, tigli e platani. Tra tutte le specie arboree spicca il maestoso cedro del Libano la cui altezza supera i 28 metri e la circonferenza del fusto raggiunge quasi i 9 metri. Durante i lavori di ristrutturazione voluti dal Taccioli venne costruita anche una serra in ferro battuto prospiciente alla villa.

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